Il mondo dell'Apis mellifera

“Quando le api scompariranno dalla Terra, all'uomo rimarranno circa 4 anni di vita”

Non abbiamo la certezza che le parole sopracitate siano state pronunciate da Albert Einstein, ma è certo che alcuni fatti degli ultimi anni non fanno stare tranquilli a riguardo della sorte di questi imenotteri. Negli ultimi anni abbiamo letto di sciami annientati in diverse parti del mondo, epidemie, onde elettromagnetiche (come ipotizzato da alcuni ricercatori tedeschi), pesticidi, cambiamenti climatici  e altro, ecco in che direzione pare si stia indagando.

E’ indubbio che l’importanza delle api come impollinatori sia fondamentale! Si sbaglia chi afferma, con leggerezza, se le api scompariranno faremo a meno del miele, in realtà sono centinaia le piante sia coltivate che selvatiche che hanno bisogno delle api per l’impollinazione favorendo così la biodiversità dell’ecosistema.

Quindi non solo mancherebbero alimenti diretti all’uomo, ma anche agli allevamenti di mammiferi, con prevedibili conseguenze. Nella speranza che quanto detto non raggiunga dimensioni catastrofiche, come spesso la stampa preannuncia, ci siamo avvalsi dell’opportunità di effettuare un vero e proprio viaggio all’interno dell’ alveare.

Questa opportunità ci è stata concessa da una famiglia molto disponibile e sensibile alle problematiche delle api che abbiamo la fortuna di avere vicino alla nostra abitazione.

Coppia di apicoltori che si prende cura dell'apiario Apiario Fotografo munito di tuta antipuntura

I coniugi Anna e Luciano allevano da anni con passione le api, diverse famiglie, mantenute in ottimo stato grazie alle attente e sapienti  cure giornaliere che dedicano agli alveari.

Luciano è stato sempre molto disponibile e ci ha incoraggiati con entusiasmo ad osservare da vicino (anche troppo !!), questa affascinante società animale matriarcale.

Inizialmente qualche perplessità ad avvicinare  queste colonie di imenotteri l’abbiamo avuta, ma con le dovute precauzioni il timore scompare:

Indispensabile avere, ed indossare la tuta antipuntura, ne abbiamo indossato una completa, in tela di cotone bianca con elastici a polsi e caviglie abbinata a una maschera rotonda in tela e idonei guanti in gomma !!

I colori dell’abbigliamento non sono casuali, è stato provato scientificamente  che le api sono più tranquille se si indossano colori chiari come il bianco o il giallo, mentre sono innervosite dai colori scuri.

Espletata questa fase preparatoria, necessaria a non farsi pungere, o farsi pungere il meno possibile, siamo stati pronti ad affrontare il viaggio all’interno della “casa delle api”.

 

apicoltore che prepara l'affumicatore affumicatoreUtilizzo dell'affumicatore Ape che ventila l'arnia

Il primo strumento che abbiamo visto utilizzare e preparare,  è stato l’affumicatore. Si tratta di un contenitore costruito in lamierino dotato di un mantice all’interno del quale si fa bruciare del cartone arrotolato o tela di iuta che produce fumo.

Qualche sbuffo viene indirizzato contro le api mentre si scoperchia l’alveare allo scopo di renderle più docili, facendo attenzione a non esagerare con il fumo altrimenti si ottiene l’effetto opposto !! A questo punto, varcata la recinzione che delimita l’apiario, eccoci pronti a scoprire come vive l’Apis Mellifera.

Scopriremo come organizza nettare e polline  e quali sono le incombenze di fuchi, operaie e regina.

L’arnia, che all’ingresso presenta il predellino, una sorta di portone d’ingresso che accoglie le api che atterrano tornando cariche del loro raccolto. Esso è sede di un importante operazione compiuta dalle api operaie: la ventilazione dell’arnia. Alcune api si sistemano con la testa rivolta verso l'interno dell’alveare e iniziano a far frullare le ali incessantemente allo scopo di regolare la temperatura nell'alveare e far evaporare l'umidità in eccesso in particolare prodotta dal miele in maturazione.

Le api guardiane inoltre sono ben disposte a sacrificare la loro vita perla salvaguardia della colonia

Api all'interno dell'arnia Le bottinatrici Cellette piene di polline

Con l’apposita leva, Luciano solleva il coprifavo (che viene sigillato dalle api con la propoli, una sostanza che lo mantiene sterile) e permettendoci di vedere migliaia di imenotteri all’opera. Con il gancio di cui è provvista la leva si solleva uno dei telaini, operazione da fare con delicatezza per non danneggiare e innervosire gli insetti vicini.

Le api a seconda della loro età svolgono tutti i ruoli: bottinatrice, guardiana etc. (ovviamente il discorso non vale per fuchi e regine)

Iniziamo quindi a vedere come le bottinatrici (quelle che prelevano il polline, miele e acqua) riempiano le celle con il prezioso nutrimento.

La visione è veramente emozionante, anche perché delle migliaia di api che compongono la colonia, diverse centinaia si iniziano a levare il volo per osservarci da vicino e sinceramente prima di fare qualche foto con concentrazione passa qualche minuto. Alcune si posano anche sulla macchina fotografica!!

Centinaia di cellette esagonali Celle che contengono le uova deposte dall'Ape Regina Alveare

Salta subito all’occhio che la vita dell'alveare si svolge tutta sui telaini. Essi sono ricoperti interamente dalle api con una sostanza da loro secreta chiamata cera.

Sono disposti in senso verticale paralleli l'uno all'altro e distano tra di loro giusto lo spazio per permettere il passaggio di due api.

Il telaio è formato da centinaia di cellette esagonali che servono per accogliere le uova e le larve, la covata, disposta nella parte centrale del favo, il miele ed il polline normalmente nelle zone superiori laterali. Ogni arnia può arrivare ad ospitare anche una famiglia di 50.000 esemplari di apis mellifera e arrivare a produrre anche 40 kg di miele in annate particolarmente favorevoli.

le cellette colme di miele vengono opercolate con la cera Ape Regina mentre depone le uova il lavoro dell’apicoltore è anche quello di prevenire il formarsi di celle reali Due celle reali all'interno della stessa arnia

La grande esperienza del nostro accompagnatore ci aiuta a cogliere i diversi compiti e i comportamenti degli abitanti dell’arnia: le api operaie sono femmine sterili (nell’alveare se ne possono contare decine di migliaia) e  compiono tutti i lavori necessari alla sopravvivenza della famiglia, alcune sono anche preposte a fare “da damigelle” alla regina.

Osservarle intorno ad essa è molto d’effetto, si occupano incessantemente si andare a procacciarsi nettare (per produrre il miele) e polline che servirà come alimento delle giovani larve.

Quando le varie cellette sono colme di miele vengono opercolate (ovvero sigillate) con un tappo di cera detto appunto opercolo.

Finalmente avvistiamo la regina, si nota distintamente per la maggior dimensione, in ogni arnia ce ne può essere solo una, il lavoro dell’apicoltore è anche quello di prevenire il formarsi di celle reali, (quelle che producono api regine), distruggendole.

Se due regine si ritrovano all’interno dello stesso alveare, (questo può succedere a primavera)  la conseguenza è che la regina più vecchia, insieme alle api più vecchie, sciamino via. Ma non sempre! Talvolta avviene una battaglia con tanto di agguati mortali tra regine: una delle due ucciderà l’altra e resterà nell’alveare.

Sciamatura su un albero di olive

La sciamatura è impressionante, il fenomeno si manifesta con la fuoriuscita dall’arnia di migliaia di api, le quali si mettono generalmente tutte attaccate ad un ramo o un supporto provvisorio, in attesa che le esploratrici individuino un nuovo posto dove insediare la nuova colonia.

In Italia la sopravvivenza di questi imenotteri al di fuori di un'arnia è quasi impossibile per via delle condizioni climatiche e delle parassitosi a cui sono soggette se non curate. Qualche volta una colonia riesce ad insediarsi all'interno di un tronco cavo (Castagno) e qui può sopravvivere per diversi anni.

I fuchi sono inconfondibili se osservati vicino alle operaie Fuco dalla colorazione scura Fuco dalla colorazione rossiccia

Nel frattempo nell’arnia la nuova regina è pronta ad effettuare il volo nuziale, durante il quale sarà fecondata dai fuchi e potrà iniziare a deporre le uova. I fuchi sono inconfondibili se osservati vicino alle operaie, nell’alveare sono poco numerosi, piuttosto massicci e di diversa colorazione (più scuri alcuni e rossicci altri) e non hanno pungiglione per difendersi, ci sono da fine primavera a fine estate.

La sorte dei fuchi che escono in massa dall’alveare per fecondare la regina è piuttosto tragica, l’unico fuco che riuscire a fecondarla muore per via dei genitali che rimangono infissi nel corpo della femmina.

Di ritorno nell’arnia, la regina trasmette questo avvenimento alle operaie che impediscono ai fuchi di rientrare nell’alveare uccidendoli con il loro pungiglione (che in questo caso non rimane conficcato nel corpo del fuco e permette quindi all’ape di sopravvivere).

Qualora qualcuno si dovesse salvare da questa fine non sopravvivrebbe comunque, in quanto non posseggono un apparato boccale che gli consente di nutrirsi autonomamente (finchè vivono all’interno dell’alveare vengono nutriti dalle operaie) e siccome le api smettono di nutrirli, sono destinati a morire di fame.

La regina (unica femmina fertile) sceglie le celle dove deporre le uova, (avvenimento che siamo riusciti fortunatamente a documentare) che poi si trasformeranno in larve e successivamente, dopo circa 21 giorni, daranno vita alle giovani operaie.

Ape Regina mentre depone le uova all'interno delle celle Larve di Apis Meillifera all'interno dell'alveare Ape Regina

E’ l'ape regina che abitualmente depone uova feconde, in modo che da esse nascano api operaie, mentre da uova non fecondate nacono i fuchi.

Nello stesso periodo la regina depone, nelle celle reali (più grandi), anche le uova destinate a formare altre regine.

Le celle dei telai che vengono adibite a serbatoi di polline sono variopinti a causa delle diverse colorazioni dei pollini che le api vi depositano. Il polline raccolto dalle operaie attraverso una struttura apposita che si trova nelle zampe è indispensabile per l’alimentazione dei giovani fuchi e delle operaie.

La regina invece viene nutrita continuamente con pappa reale.

Le api  depongono il polline raccolto nelle cellette Celle in cui viene depositato polline proveniente da varie piante Le api trasportano il polline con le zampe Gruccioni i peggiori nemici dell'apiario Xysticua cristatus cattura un ape

Naturalmente anche l’Apis mellifera, come tutti gli insetti deve temere i predatori.

Nel caso specifico gli uccelli insettivori sono i peggiori nemici dell'apiario, nel nostro breve periodo di osservazione (tra aprile e maggio) ci ha sorpresi vedere una colonia di Gruccioni (Merops apiaster: uccelli Coraciiformi appartenenti alla famiglia Meropidae che hanno come primaria fonte di alimentazione proprio api vespe ecc.) soffermarsi una decina di giorni a cacciare incessantemente le api.

Ciascun individuo riesce a cibarsi di circa 250 api al giorno, nei paesi anglofoni è chiamato Bee-eater (mangia api), si può facilmente dedurre che questo colorato e elegante volatile è temuto dagli apicoltori.

Ci siamo così spiegati perché ogni tanto questo piccolo stormo di Gruccioni sosta qualche giorno vicino a casa nostra per poi proseguire il suo viaggio.

Naturalmente trascorso questo evento temporaneo, l’ape deve fare i conti con i nemici in agguato sui fiori, tra i quali i più attivi sono i ragni.

In particolare i mimetici e temibili Thomisidae (crab spider) appostati sui fiori sono molto temuti dalle api.

Cenni storici:

La parola miele sembra derivare dall'ittita melit. E per millenni ha rappresentato l'unico alimento zuccherino concentrato disponibile. Le prime tracce di arnie costruite dall'uomo risalgono al VI millennio a.C. circa.

Le api infatti erano quindi già operose milioni d'anni prima che l'uomo facesse la sua comparsa sulla Terra; a testimonianza, alcuni esemplari sono stati rinvenuti intrappolati all'interno di gocce di resina fossile. Attraverso graffiti rupestri antichi di 12.000 anni fa sappiamo che il miele era conosciuto in Spagna, in India e in tutto l'Oriente; così pure nei Poemi Omerici e nella Bibbia il miele era apprezzato come alimento divino.

Video delle api che lavorano vicino all'alveare Miele e apposito strumento per utilizzarlo

I Greci lo consideravano "cibo degli dei", e dunque rappresentava una componente importantissima nei riti che prevedevano offerte votive.

Dal 3100 a.c., il profilo dell'ape operaia venne utilizzato nei geroglifici come simbolo topografico dell'Antico Egitto. Sono state trovate raffigurazioni di alveari risalenti al 2400 a.c. Di quel periodo sono quattro le rappresentazioni con tale soggetto; una di queste mostra come si usasse l'affumicatore per tranquillizzare le api.

Nell’antica Grecia si riteneva che ogni colonia contenesse un'ape più grande, che veniva considerata il leader o il re e che si pensava fosse di sesso maschile (come, d'altronde, la maggior parte dei leader). I primi testi greci elogiavano quest'ape più grande per la sua abilità di leadership e per la sua saggezza fuori dal comune.

Nella’antica Roma molti scritti ritrovati contengono svariate affermazioni simili a quelli dei testi greci, che supportano la tesi che i Greci furono la fonte delle conoscenze dei Romani sulle api.

I prodotti dell'apiario:

La cera, sostanza plastica e untuosa al tatto, impermeabile (usata in cosmesi, per farmaci, materiali per modellare e scolpire, candele, ecc.)

La pappa reale, sostanza gelatinosa di color giallo (usata come energizzante alimentare)

La propoli, sostanza resinosa e gommosa, prodotta dalle piante e raccolta dalle api che la impastano con saliva e cera (usata in farmacologia)

Il miele, inizia ad essere prodotto dall'ape già durante il viaggio di ritorno verso l'alveare. All'interno dell'apparato digerente l'Apis mellifera mescola il nettare raccolto sui fiori con un enzinìma (invertasi). Giunta all'alveare l'ape rigurgita il nettare così manipolato nelle cellette, che una volta piene vengono sigillate con la cera (opercolate).

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