Gambatesa: nelle viscere di una montagna

In epoche passate le miniere erano fonte di lavoro per molte famiglie ed erano alla base dello sviluppo di parecchie industrie. Oggi in Italia l'attività estrattiva è limitata e il mestiere di "minatore" è quasi in disuso.

In Val d'Aveto si può ammirare e vivere concretamente l'esperienza di un giorno a contatto con questa realtà del passato nella miniera di Gambatesa.

L'Alta Val Graveglia (La valle è delimitata a nord dal Monte Zatta e circoscritta dal Monte Chiappozzo ad est e dal Monte Bossea ad ovest.) nasconde nelle sue viscere un giacimento di manganese che per molti anni ha alimentato le nostre industrie e che tutt'oggi pur potendo continuare a fornire materia prima in abbondanza viene abbandonato per preferire approvigionamenti meno costosi (ma non di migliore qualità) provenienti da paesi esteri.

Miniera di Gambatesa Miniera di Gambatesa, trenino Miniera di Gambatesa, interno

In oltre un secolo d’attività, la regione Liguria, e la Val Graveglia in particolare, è divenuta la maggiore area di produzione di manganese d’Italia e rappresenta uno dei più ricchi giacimenti scoperti in Europa.

La miniera ha estratto inizialmente solfuri misti di ferro e rame e solo successivamente ossidi e silicati di manganese utili per la realizzazione dei migliori acciai ed oggigiorno anche per la lavorazione dei vetri colorati.

La miniera nasce quando nel 1877 sono rilasciati ad un ingegnere francese (Auguste Fages) due permessi di ricerca per minerali di manganese denominati all'epoca Gambatesa e Zerli.

A seguito dei risultati ottenuti, il Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio, con decreto del 31 Gennaio 1879, dichiara scoperta una miniera di manganese.
Con Regio decreto del 13 Ottobre 1880, viene accordata al suo scopritore la concessione della miniera, denominata “Gambatesa ”.

Oggi è stato realizzato il "Museo Minerario di Gambatesa" i cui ambienti sotterranei sono la fonte di maggior interesse.

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La zona si raggiunge uscendo in autostrada al casello di Lavagna e si prosegue in direzione di Carasco per poi continuare seguendo le indicazioni per la SP26.

Lungo la strada la segnaletica conduce facilmente all'impianto dove un'ampio parcheggio accoglie i visitatori (dal casello autostradale alla miniera ci sono 18 KM). Il luogo è ben attrezzato con un bar e ampi tavoli al coperto e per il periodo estivo una zona pic nic all'aperto.

Arrivati sul luogo bisogna scegliere il tipo di visita che si intende effettuare, si può scegliere tra due opzioni: la visita dei primi due livelli (fattibili a chiunque non soffra di claustrofobia) oppore proseguire fino al terzo livello (opzione più impegnativa per via del tempo prolungato di permanenza in ambiente chiuso sottoterra).

Noi abbiamo scelto i primi due livelli essendo uno di noi un po' claustrofobico. Possiamo dire che è comunque fattibile in quanto le gallerie (tranne la prima parte) sono ampie e ben illuminate.

La temperatura all'interno delle gallerie è fresca e costante (14°), quindi si consiglia una felpa e scarpe chiuse anche in piena estate.

Cariche esplosive

Abbiamo iniziato il percorso su un trenino dopo aver indossato gli opportuni indumenti di sicurezza (forniti gratuitamente dagli addetti). Il trenino è composto da vagoncini da miniera che ospitano 4 posti ciascuno per un totale di circa 36 posti.

Appena entrati nella miniera, le forti vibrazioni e il rumore prodotto dal trenino elettrico sulle rotaie mentre percorre in discesa una tratto piuttosto stretto hanno prodotto un effetto di leggera ansia che è scomparsa subito appena la galleria si è allargata. Il colore rosso delle pareti e l'ambiente silenzioso e caldamente illuminato ci hanno lasciato senza parole.

La claustrofobia è scomparsa completamente e gli occhi hanno iniziato a gustarsi piacevolmente quello spettacolo insolito.

All'interno della miniera lavorano ancora attivamente due minatori e durante la gita potete udirli o, se avete scelto la gita più lunga e siete scesi nella parte più profonda, incontrarli mentre lavorano.

Questi sono gli ultimi due minatori, dopo di loro pare che la miniera terminerà la sua attività estrattiva per rimanere solamente a scopo turistico-didattico. Quindi se volete vederli all'opera non perdete tempo!!

Dalla montagna viene estratta la braunite che contiene il 30% di manganese, il resto e diaspro che è uno scarto, ed è il minerale rosso che colora le pareti dei tunnel e delle gallerie della miniera.

Miniera di Gambatesa, trenino Miniera di Gambatesa Miniera di Gambatesa, pali

La guida ci racconta la storia della miniera e ci spiega come viene effettuato il lavoro oggi in paragone a quello di ieri. Il personale molto competente ci illustra come erano strutturati un tempo i carrelli per il trasporto in superficie del materiale e come veniva trovato il filone di manganese (l'intera linea dei tunnel e gallerie sotterranei è di oltre 25 Km).

Entriamo in una galleria ove un gran numero di pali di legno sembrano sostenere l'intera montagna sopra di noi. Ci viene spiegato che il loro scopo è solamente quello di segnalatori di allarme in quanto inizierebbero a scricchiolare al minimo cedimento della roccia permettendo la fuga ai minatori (davvero inquietante!!!).

Ogni singolo centimetro che percorriamo è stato scavato con mesi di duro lavoro.

Possiamo ammiarre il sistema di utilizzo delle cariche necessarie alle esplosioni per poter scavare le gallerie. Una lunga ed interessantissima parte viene effettuata a piedi.

Si risale in superficie con la sensazione di aver fatto un piccolo viaggio al centro della terra, dove colori suoni e odori hanno un aspetto completamente fuori dall'ordinario.

Vi ricordiamo che la visita è praticabile anche dai bambini i quali possono trarre da questa esperienza (se effettuata con una giusta preparazione educativa) la consapevolezza e l'importanza di tutto ciò che sta sotto i nostri piedi.

Dentro il cuore di una montagna, nascosto alla vista di tutti vi è una ricchezza mineraria e culturale ricca di tradizioni, purtroppo spesso sconosciuta.

Il 31 dicembre 2009 si è conclusa definitivamente l'estrazione dalla miniera e fino al 2013, anno della chiusura al pubblico, la stessa era mantenuta a scopo turistico.

Per info: http://www.minieragambatesa.com/

©2011 Testo e Foto: Alessandra e Rocco Marciano

Fonti: Internet + personale della miniera

Ultimo aggiornamento: 16-02-2014