Val Gargassa: il canyon nel Parco del Beigua

Panoramica del conglomerato roccioso della val gargassa

Dopo un paio di escursioni in val Gargassa abbiamo deciso di dedicare questo articolo ad un insolito paesaggio ligure.

Nel cuore del parco del Beigua, alle spalle di Rossiglione (GE), dal campo sportivo inizia un interessante percorso naturalistico che in poco più di due ore (percorso ad anello) ci immerge in un angolo di incontaminata bellezza.

Per molti aspetti (i canyon, i suggestivi laghetti, i conglomerati rocciosi) siamo stati piacevolmente sorpresi di conoscere una valle così suggestiva. In quest'angolo del geoparco si è a contatto con conglomerati rocciosi e rocce ofiolitiche nelle quali l'acqua ha scavato forme erosive molto caratteristiche formando laghetti affascinanti.

Per godere di questo spettacolo al campo sportivo di Rossiglione si può parcheggiare l'auto e da qui partire seguendo la valle del torrente Gargassa marcata con il segnavia XX sino a "Case Vereira" (circa metà percorso 2,5 Km).

Inizio percorso val gargassa rio Gargassa rio Gargassa rio Gargassa Percorso val gargassa val Gargassa

Questa prima metà del percorso è quasi interamente pianeggiante. Dopo aver oltrepassato un bosco si ha il primo contatto con le rocciere (serpentiniti e metabasiti).

Qui pur rimanendo con una pendenza molto lieve alcuni tratti sono da percorrere tenendosi ad apposite catene ancorate sulla roccia (niente paura, nulla di difficoltoso), è necessario prestare un po' di attenzione in caso di pioggia o ghiaccio e avere calzature idonee.

L'imponenza dei conglomerati rocciosi è notevole, la vegetazione quasi completamente assente se si esclude qualche pianta fortemente resistente e specializzata per resistere al terreno ricco di magnesio (caratteristica dei ciotoli ofiolitici).

La loro formazione risale all’oligocene quando un'antico mare padano (il Bacino terziario del Piemonte)  avanzò progressivamente sul continente. Si possono citare ad esempio, come piante resistenti al clima della valle: l'euforbia spinosa, l'elicriso, le sassifraghe, alcune specie di sedum, la Satureja montana e i pini montani.

Satureja Case Vereira in val gargassa val Gargassa

L'esposizione al sole delle rocce e il colore scuro dovuto alla loro natura ofiolitica favorisce l'assorbimento dei raggi solari da parte delle stesse, determinando nei mesi estivi temperature a volte molto elevate. In effetti non è stata un'escursione facilissima nei mesi di luglio-agosto, considerando il peso dell'attrezzatura fotografica dei viveri e e del fatto che il secondo tratto è completamente in salita, sotto il sole senza alcun tipo di riparo.

cartellonistica all'inizio del percorso ad anello in val gargassa rio Gargassa

A tratti abbiamo fatto soste nei pressi dei vari laghetti per rinfrescarci e scattare foto.

Giunti ad un primo guado (chiamato Muso del Gatto) non particolarmente impegnativo (nel periodo estivo) abbiamo iniziato il primo tratto di risalita verso il pianoro dove sorge l'antico borgo di "Case Vereira".

Questo luogo era abitato dalle famiglie che lavoravano nelle antiche vetrerie della zona che raggiunsero una notevole importanza nel XIII° sec. Il villaggio Vereira ha avuto origine in relazione alla passata attività di estrazione della quarzite fondamentale per la produzione del vetro.

In valle Stura la materia prima viene denominata pietra turchina, dal principale luogo di estrazione il Monte Turchino, dove le cave sono state utilizzate sino a periodi recenti.

Oxygastra curtisii Euplagia quadripunctaria Calopteryx virgo Maniolia Jurtina

Per giungere sul pianoro vi è da effettuare un ulteriore piccolo guado dove abbiamo fatto sosta per il pranzo essendo l'ultimo tratto dove si può trovare un po' di ombra e fresco. Questo punto di sosta è risultato ricco di odonati (in particolare Calopteryx virgo, Onychogomphus uncatus e Oxygastra curtisii) e insetti acquatici. In alcuni tratti del percorso abbiamo osservato diversi lepidotteri tra cui la Euplagia quadripunctaria (inclusa nella direttiva 92/43/CEE come livello di protezione-direttiva habitat), e dei caprioli.

Rana verde Natrix maura Lycosidae

Il pianoro è ancora ricco di alberi da frutta piantati dai vecchi abitanti del borgo. Le case sono attualmente in ristrutturazione (quindi i materiali d'opera rovinano l'impatto visivo). Da qui si può proseguire verso una sorgente sulfurea (circa 650 mtl), che noi abbiamo però tralasciato.

Molti rettili e anfibi popolano questa zona. L'acqua cristallina ospita rane, bisce e numerosi pesci. Abbiamo incontrato un Natrix maura (Natrice viperina) intento a crogiolarsi al sole su una roccia che emergeva dall'acqua.

Cerastium utriense euforbia spinosa Echium Echium

Le fioriture nel periodo primaverile sono rigogliose e grandi cuscini di Cerastium utriense e Euforbia spinosa colorano le rocce scure di questa zona del parco del Beigua (sv).

La fioritura di Echium spicca a macchie qua e là lungo tutto il percorso.

Il percorso ad anello prosegue con il segnavia a tre pallini gialli disposti a triangolo.

Da Case Vereira a Rocca dei Corvi Balcone della Signora Licheni Xanthoria parietina Catene

Inizia la risalita piuttosto repentina (questa è risultata essere l'unica parte un po' impegnativa) durante la quale ci si stacca dal rio che risulta da questo momento in poi ai nostri occhi scorrere giù in basso nella gola del canyon.

Durante la risalita verso la "Rocca dei Corvi" non ci si può dimenticare di osservare il famoso "Balcone della Signora" (una apertura nella roccia che permette di vedere l'azzurro del cielo). Le rocce qui si tingono di giallo, di rosso e di arancione per la presenza massiccia di licheni fogliosi e crostosi (Xanthoria parietina, Ochrolechia parella, Caloplaca cf.flavescens). Il panorama è "unico!!" Lo strapiombo a valle è mozzafiato. Qui alcuni tratti sono nuovamente supportati da catene ancorate alla parete (questa volta non bisogna soffrire di vertigini) e qui l'attenzione è d'obbligo!

Si giunge finalmente in vetta: Rocca Giana ottimo punto panoramico che sovrasta la valle (punto 6 mslm 505).

Da qui inizia la discesa (circa 2 Km) verso "Case Camilla", il segnavia non cambia rimane sempre lo stesso. Riprende la vegetazione consentendo a tratti soste in ombra attraversando un bosco misto di latifoglie (rovere, roverella, acero e sorbo).

Panoramica val Gargassa vista dall'alto

Fra le piante rustiche troviamo lungo il canyon anche il brugo e la calluna.

Si scende fino ad un ultimo piccolissimo guado per poi risalire brevemente fino ad un cancello che noi abbiamo trovato chiuso, per evitare che gli animali al pascolo fuoriescano.

Rocca Giana

E sufficiente aprirlo e oltrepassarlo seguendo da questo punto in poi il segnavia con 1 pallino gaillo. Ora rimangono pochi metri in discesa fino al parcheggio.

Il percorso reca diverse informazioni di natura geologica e geomorfologica, la segnaletica è molto buona tranne l'ultimo tratto dal cancello dove si deve intuire che è da oltrepassare richiudendoselo alle spalle.

Ultimo aggiornamento: 12-Giu-2017