Il Regno dell’oscurità: biodiversità dell’ambiente ipogeo

Preparativi al buio Cava di manganese Miniera Grotta naturale

La traduzione italiana del termine inglese biodiversity modifica, leggermente, ma in modo determinante il significato. In inglese diverse significa vario, molteplice, mentre in italiano diverso ha un significato quasi negativo, poiché indica qualcosa o qualcuno che devia dalla norma o differisce da uno standard di riferimento; una traduzione più fedele sarebbe biovarietà o varietà della vita presente sul pianeta.

Ciò nonostante, il termine biodiversità si è ormai consolidato e viene comunemente utilizzato nei diversi ambiti scientifici e culturali. Questa “ricerca fotografica” è stata per molti versi affascinante ed emozionante, documentare la biodiversità dove normalmente regna sovrano il buio è particolarmente suggestivo.

Geotritone geotritone Rinolofo maggiore <

Abbiamo provato a spegnere le luci per pochi istanti e ci siamo ritrovati in un mondo “quasi” completamente senza suoni nel buio assoluto, ci si ritrova in uno stato di isolamento totale!

La difficoltà a maneggiare l’attrezzatura in queste condizioni è alta. Forse ci ha incoraggiati ad effettuare questi approfondimenti che, se vorrete, vedrete e leggerete di seguito, sulla biodiversità dell’ambiente ipogeo, una frase che è nell’introduzione dei Quaderni Habitat, il n. 1 “Grotte e fenomeni carsici”.

Nell’introduzione viene citato un noto speleologo che ad una conferenza affermò che “la vera foto in una grotta è completamente nera”. Quest’affermazione mette ovviamente in rilievo una considerazione d’obbligo (e per noi stimolante) , la luce in grotta è un elemento estraneo, una vera forma di inquinamento che si porta all’interno di un ambiente con buio totale o quasi. Sulla base di questa considerazione, abbiamo sempre cercato di avere un approccio con gli abitanti delle grotte poco invasivo (Invertebrati-Chirotteri), cercando di utilizzare luci in quantità sufficiente alla nostra sicurezza e a non disturbarli eccessivamente !!

Nel buio della grotta Set allestito per fotografare in grotta Grotta naturale

Tornando al discorso sicurezza, nell’oscurità totale o quasi consigliamo di utilizzare sempre un caschetto, se non proprio speleologico almeno come quelli che si usano nei cantieri edili, le grotte spesso hanno variazioni di altezza ed è facile procurarsi abrasioni, utili anche scarponcini o a volte gli stivali da acqua, è facile imbattersi in laghetti formati dallo sgocciolare della volta della grotta.

Ovvio l’uso di buone torce frontali del tipo a led (consumano poco e quindi hanno lunga autonomia) che spesso hanno possibilità di regolare l’intensità di emissione della luce. Inoltre alcuni modelli hanno una luce rossa per disturbare meno gli animali.

Noi abbiamo anche utilizzato un led panel (35 led e 126 led)) per illuminare grandi porzioni di tunnel prima di addentrarci per l’esplorazione e non abbiamo mai fatto uscite senza lasciare detto a familiari, amici o conoscenti le esatte coordinate di dove ci recavamo!!!

E’ meglio inoltre evitare l’esplorazione di antri, caverne o miniere che richiedono conoscenze e attrezzatura speleologica se non si è esperti o accompagnati da personale qualificato!! Ricordiamoci che in presenza di ecosistemi (anche se in questo caso incompleto) particolarmente delicati, per mantenere inalterata la biodiversità, come ad esempio l ‘ambiente sotterraneo, anche la sola permanenza dell’uomo può considerarsi dannosa a causa della variazione di umidità e temperatura che esso provoca.

Da sempre le grotte conservano un alone di mistero, le cavità non raggiunte dalla luce sono soggette a paure e credenze popolari fin dai tempi in cui l’uomo preistorico le abitava. Tornando alle nostre osservazioni, a parte il tratto iniziale, le cavità naturali o artificiali come le vecchie miniere abbandonate, hanno una notevole scarsità di vegetali per le ovvie esigenze (stimoli luminosi) di cui hanno bisogno.

Abbiamo potuto constatare che la vita in grotta, se fosse un ambiente completamente isolato dall’esterno, non esisterebbe, in quanto completamente privo di sostentamento che deriva dalla luce che è la fonte primaria di energia dalla quale dipendono tutti gli esseri viventi. In parole povere, le catene alimentari che si innescano, partono dalle piante, passando per i vegetariani e finiscono a carnivori e detrivori.

Visto che sottoterra la luce è assente, l’ambiente e quindi la vita dipendono dall’esterno, dal quale arrivano, tramite veicoli esterni come gli animali, le correnti d’aria e l’acqua, notevoli quantità di materia organica, ovvero di esseri vivi (animali invertebrati, spore, pollini ecc.), ma in genere cio' che viene trascinato nelle cavità e' materia organica morta: detriti vegetali piu' o meno decomposti, guano, cadaveri di animali grandi e piccoli.

Epatica Alghe Asplenium

All’ingresso, dove la luce riesce ancora ad arrivare, abbiamo rinvenuto muschi ed epatiche (briofite), qualche parete con alghe (Le alghe formano strati gelatinosi di colore verdazzurro sulle pareti) e Asplenium (pteridofite), una felce in grado di produrre spore anche con poca illuminazione.

Gli animali che vivono esclusivamente nelle grotte, o cavità buie e che vi svolgono il loro intero ciclo vitale, sono detti troglobi; alcuni invece possono essere rinvenuti solo accidentalmente in quanto sospinti dalle acque (ci è successo diverse volte di trovare larve di salamandra) all’interno delle grotte o temporaneamente solo per rifugiarsi (piccoli mammiferi, molluschi, anfibi o uccelli) sono detti troglosseni.

Salamandra salamandra Amaurobiidae Triphosa dubitata Scorpione

I subtroglofili, invece, passano un periodo limitato della loro vita nelle cavità come ad esempio ditteri (culicidi e limonidi) o i pipistrelli. Fra le caratteristiche piu' evidenti di questi abitanti di un mondo senza luce vi e' la scomparsa di accessori divenuti superflui, come gli occhi e la pigmentazione (sarebbero solo un inutile dispendio energetico), cosi' come certi organi deputati alla respirazione.

Vista l’ovvia assenza di piante verdi nessun gruppo di animali fitofagi ha rappresentanti cavernicoli, ma in casi eccezionali tuttavia qualche specie fitofaga si è adattata all'ambiente ipogeo grazie ad un cambiamento del regime alimentare: i processi evolutivi hanno permesso ai Molluschi Gasteropodi del genere Oxychilus di vivere in superficie cibandosi di foglie morte, ma anche in grotta con una dieta assai varia (resti di artropodi ed anche falene); adattamenti simili caratterizzano insetti ortotteri come Dolichopoda e Troglophilus.

I Limax sono molluschi che si rinvengono con facilità in grotte umide, noi abbiamo spesso incontrato esemplari di dimensioni notevoli e di varie specie.

Rappresentati per eccellenza della biodiversità (biodiversity) nelle grotte sono gli aracnidi che colonizzano le cavità dall’ingresso fino alla parte più interna con diverse specie: Pholcus, Metellina, Meta menardi, Tegenaria, Amaurobiidae.

Meta Menardi Petaloptila andreinii Zanzara Rhinolophus ferrumequinum Meta Menardi Pholcus phalangioides

I ragni Meta menardi sono indicatori di grotte con temperature intermedie che oscillano tra i 4°C e 8°C, e sono più diffusi al nord Italia. La loro presenza, può essere utile ad indicarci che nelle vicinanze c’è l'uscita della grotta in quanto vive nei pressi degli ingressi dove il buio non è totale.

Un altro aracnide che si può incontrare nell’umidità della grotta è lo scorpione (Euscorpius italicus). Si rinviene nelle fessure della roccia o sotto le pietre. Ottimo rifugio l’ambiente troglofilo anche per lepidotteri come le falene che vi trovano riparo durante le ore diurne (le specie che abbiamo rinvenuto maggiormente sono state: Triphosa dubitata, Noctua pronuba, Mormo maura, ecc.... ).

Un Noctuidae abbastanza comune, specie nella stagione invernale, che si rinviene negli ambienti ipogei è la Scoliopteryx libatrix. Questa falena si ripara nei mesi invernali perché soggetta ad ibernazione fino alla primavera successiva.

Mormo maura in una grotta di tufo Grotta di tufo Pomatias elegans Limax maximus Muffa su esoscheletro di ragno

Gli invertebrati che muoiono nelle grotte vengono spesso colonizzati dai funghi, i quali formano cuscinetti bianchi su sostanze organiche in putrefazione (muffa bianca del pane) o altri che parassitano insetti troglofili.

L'anfibio più incontrato nelle nostre esplorazioni è stato il geotritone specie “Speleomates strinatii e ambrosii”, presente sia in grotta che in vecchie miniere abbandonate. Nelle giornate uggiose è possibile vederlo anche all'esterno.

Il fascino di questi ambienti si manifesta maggiormente in presenza di particolari condizioni, abbiamo ad esempio visitato più volte alcune grotte di tufo del ponente ligure con lo scopo di effettuare foto sia all’ambiente in sé sia alle specie che vi abitano senza mai trovare nulla di particolare nella fauna fino ad una visita effettuata un pomeriggio appena dopo un acquazzone, i cunicoli bianchi della grotta avevano sulle pareti decine di macchie scure grandi parecchi cm., appena avvicinati ci siamo resi conto che avevano trovato riparo diverse falene.

Grotta di tufo Mormo maura in una grotta di tufo Speleomantes ambrosii Insetto ricoperto di muffa

Si trattava di una grande falena  Noctuidae (6-7 cm apertura alare) la Mormo maura che ha come periodo di volo luglio agosto e ama ricoverarsi in ambienti scuri.

L’attrezzatura fotografica usata per questo report è composta da due reflex Canon: la EOS 7D e la 40D. Abbiamo scattato agli animali e agli insetti per lo più con obiettivo da 100 mm Canon e in particolari situazioni con il 15 mm fisheye Sigma.

Gli scatti agli ambienti e ai chirotteri sono invece stati effettuati con il 24-70 Canon e in parte con il 18 mm Tamron.

Convertitore per flash Convertitore per flash Scoliopteryx libatrix Oxychilus_draparnaudi

Nota tecnica da tenere presente per queste foto è che all’interno della grotta la portata wireless dei flash è troppo ridotta e appena li allontanavamo di un paio di metri dal corpo macchina non scattavano più.

Abbiamo quindi acquistato dei trasmettitori wireless radio (trigger) da 30 mt da montare sui tre cobra della serie EX che ci hanno permesso di ottenere qualche piacevole effetto in più ;)

Bisogna ammettere che spesso lo spazio a disposizione, per lavorare con i flash che noi abbiamo 580 EX Canon e il 530 EX II, non era molto . Abbiamo allora acquistato un ulteriore “gadget” molto valido e pratico, un convertitore per il flash cobra 580 Ex che si monta sulla macchina.

Questo anello, una volta agganciato (molto saldamente peraltro) al flash montato in macchina, permette di trasformarlo in un ottimo flash anulare che diffonde molto bene la luce sui piccoli soggetti che abbiamo trovato.

Alcune foto sono quindi state realizzate con questo sistema, rafforzato a volte dal secondo flash che compensava le zone d’ombra troppo marcate. Potete vedere nella foto come è montato il tutto!!

©2011 Testo e Foto: Alessandra e Rocco Marciano

Fonti: Quaderni habitat museo friulano, Badino e D'Onofrio, Wikipedia

Ultimo aggiornamento: 21-10-2013