I Licheni: i guardiani del nostro ecosistema

Rhizocarpon sp Parmelia sulcata e Flavoparmelia caperata Cladonia rangiformis Evernia prunastri Xantoria Ochrolechia parella

Durante le nostre escursioni naturalistiche-fotografiche ci siamo sovente soffermati ad ammirare i colori e le forme dei licheni che ricoprono alberi e rocce, facendo assumere a queste ultime colori sgargianti. In particolare le pareti rocciose della val Gargassa sono quasi interamente tinte dai colori giallo e arancio di queste forme viventi.

I licheni nascono dalla simbiosi tra un fungo ed un'alga, ovvero uno scambio di reciproca assistenza dove il fungo svolge una funzione di sostegno in quanto si attacca saldamente alla roccia o al vegetale, inoltre fornisce all'alga sali minerali e acqua. In cambio l'alga cede sostanze organiche al fungo il quale, sprovvisto di clorofilla, non può svolgere la fotosintesi.

I licheni vivono su substrati diversi: rocce, legno, terra, foglie e muschio. Sono veri e propri colonizzatori di ambienti e si spingono fin dove i vegetali non riescono a sopravvivere diventando l'unica fonte di nutrimento per certi animali e preparano la strada allo sviluppo di forme vegetali più complesse.

Il termine "lichen" fu utilizzato per la prima volta più di duemila anni fa dallo studioso greco Teofrasto per illustrare il risultato dell'azione di alcuni strani organismi che colonizzavano la corteccia degli alberi.

Il celebre naturalista svedese Carlo Linneo, padre della botanica moderna, descrisse anche un piccolo numero di licheni, comprendendoli in un unico genere Lichen ed avvicinandoli sistematicamente alla alghe.

Fu solo nel 1867 che il botanico svizzero Simon Schwendener intuì che ogni lichene è il prodotto dell'alleanza tra due organismi molto diversi tra loro quali un fungo ed un'alga.

Il modello accettato attualmente è quello di assegnare al regno Fungi il vasto insieme dei licheni.

Xantoria sp Squamarina cartilaginea Cladonia cristatella Licheni Cladonia sp Cladonia

I licheni sono in grado di assorbire sostanze inquinanti presenti nell'ambiente circostante e vengono perciò definiti "bioaccumulatori". Inoltre sono definiti "bioindicatori" per le peculiarità che possiedono.

L'abbondanza delle specie licheniche in un determinato ambiente, viene usata come metodo per rilevare l'inquinamento atmosferico, in quanto a differenza delle piante assorbono in modo indiscriminato (a causa della mancanza di una cuticola superficiale) gas e materiale particolato comprese le sostanze che inquinano.

Peltigera praetextata Licheni Peltigera polydactyla Ramalina fastigiata Pseudevernia furfuracea Xantoria calcicola e Lecanora

I licheni epifiti (quelli che crescono sugli alberi e sono tipici dei paesi più caldi) mostrano questo fenomeno in maniera ancora più evidente in quanto si alimentano esclusivamente con sostanze reperite nell'atmosfera.

Ad una diminuzione del numero di specie e della loro frequenza, viene associato uno scadimento della qualità dell'aria in quanto non sono soggetti a deperimento per siccità o gelo.

Classificare i licheni è piuttosto complesso, il tallo (la parte attaccata al legno o alla roccia) è diverso da specie a specie e quindi molto importante per il suo riconoscimento. I licheni si dividono in: crostosi ( tallo appiattito e aderente alla superficie), fogliosi (il cui tallo è formato da lamine parallele al substrato, rimangono ancorati alla superficie tramite le rizine) e fruticosi (il cui tallo si sviluppa in verticale e tende a ramificarsi).

Ecco alcuni licheni che abbiamo fotografato e osservato da vicino che ci hanno colpito per la loro forma e colore

Ultimo aggiornamento: 12-Giu-2017