Piante tossiche: veleni e tossine di alcune piante

In queste poche righe abbiamo pensato di evidenziare come molti fiori spontanei possano nascondere pericoli a causa dei principi tossici che contengono.

Nella storia troviamo molti raconti di veleni estratti dal mondo vegetale utilizzati per compiere delitti, basti pensare a Socrate che fu costretto a bere cicuta o i Borgia che eliminarono molti nemici con bevande avvelenate.

Arum italicum Digitalis lutea Digitalis purpurea Hepatica nobilis

Molte piante estremamente tossiche sono diffuse in ambienti poco frequentati dall'uomo, alcune invece sono alla portata di tutti perchè utilizzate come piante d'appartamento o da giardino (Stella di Natale, Dieffenbachia, Oleandro ecc).

Molte piante pur essendo tossiche richiedono di essere ingerite in gran quantità per essere letali per l'uomo, altre invece come ad esempio l'Aconito con pochi grammi possono risultare fatali.

Come disse Paracelso ogni sostanza può essere un veleno: solo la quantità ne determina la pericolosità.

Nella nostra limitata ricerca su alcune piante da noi osservate principalmente a scopo fotografico abbiamo avuto l'occasione di documentarci scoprendo i loro potenziali tossicologici. Le sostanze tossiche principali che risultano presenti in questi esemplari sono:

Ciclamino Polygonatum odoratum

Glucosidi (composti formati da combinazione di una o due molecole di zucchero con una di natura alcolica "aglicone") che possono a loro volta essere cianogenetici (depongono acido cianidrico HCN) che provoca arresto respiratorio e cardiaco (mandorlo amaro, frutti delle rosace, e aro), e glucosidi cardiocinetici (si trovano in: digitale, elleboro, oleandro, ninfea adonide, mughetto, scilla marittima, ecc.) che anche in quantità relativamente basse possono portare all'arresto dell'attività cardiaca. Altri glucosidi sono ranuncolina (anemone, ranuncoli, hepatica nobilis, ecc) e saponine( ciclamino, elleboro, mughetto, sigillo di salomone, aro, ecc)

Alcaloidi sono sostanze ricche di azoto con struttura chimica molto diversa fra loro. Hanno pero' in comune la peculiarita' di dare soluzioni molto basiche in acqua e di agire sull' organismo in modo diverso, ma intenso. Infatti molti degli alcaloidi sono catalogati fra le sostanze sostanze tossiche (es. stricnina, morfina ecc.) e molti sono considerati dei veri e propri veleni.

La loro azione fisiologica si manifesta in forma di eccitante o deprimente del sistema nervoso. Ad esempio gli alcalodi del caffe' e del te' e quelli contenuti nelle foglie di tabacco sono da secoli usati da parecchi popoli nel mondo. Tra i costituenti delle piante gli alcaloidi sono senza dubbio i più potenti, i più studiati ed i più utilizzati dalla farmacologia ufficiale. Alcune piante contenenti alcaloidi sono: Belladonna, Cicuta, Faggio, Aconito, Lupino, Veratro, Colchici, Asfodelo, Maggionciondolo, ecc.

Aquilegia Laburnum anagyroides Daphne mezereum

Vi siete mai recati in un prato a raccogliere un bel mazzo di fiorellini colorati ?

I Ranuncoli ad esempio sono fiori molto comuni nei nostri prati, e fioriscono da gennaio fino ad agosto. Il contatto o l'ingestione possono risultare tossici a causa di una canfora (ranunculolo) e un glucoside (ranuncolina).

La bellissima Aquilegia, fiore protetto e abbastanza raro, che spicca nell’erba per il suo colore viola-blu  è una pianta velenosa per il suo contenuto in glicosidi cardioattivi.

Camminando nei boschi a inizio primavera la Dafne si mette in mostra con bellissimi fiori rosa che spiccano sui rami spogli, questo è il motivo per il quale viene chiamata anche fior di stecco. Molto bella ma letale, perché in estate compaiono le foglie  e le bacche verdi che a maturazione diventano rosse, simili per forma e dimensione a quelle del ribes: una vera attrazione per la curiosità dei bambini.

Ranunculus ficaria Galanthus nivalis<

Tutte le parti della pianta e specialmente le bacche sono pericolose per il contenuto di un diterpene tossico, la mezereina.

Quando la neve comincia a sciogliersi spuntano i bianchi Bucaneve che devono la loro fama sia alla loro bellezza delicata sia alle numerose leggende che li circondano. Il bulbo e le foglie di questo fiore contengono diversi alcaloidi.

Il bellissimo Narciso che vive circondato anche lui da numerose leggende ha il bulbo piuttosto simile ad una cipolla e con essa può essere confuso ad uno sguardo superficiale. Ma attenzione perché i suoi bulbi (e anche le foglie) contengono licorina e narcissina.

Camminando in estate in montagna vi può capitare di vedere l' Aconito che grazie al suo colore vistoso e alle sue dimensioni (50 150 cm) non passa certo inosservato. Già Greci e Romani ne conoscevano la pericolosità, “akoniton=pianta velenosa”.

Essi intingevano le frecce nel suo succo per renderle mortali grazie a diversi alcaloidi e glucosidi flavonici in esso contenuti. Nel linguaggio dei fiori significa vendetta.

Narcissus poeticus Colchicum autumnale Anemone nemorosa Euphorbia helioscopica Aconitum tauricum

L'Anemone nemorosa è un fiorellino bianco che cresce nei luoghi erbosi e nei boschi fino a 1800 mslm. contiene un glucoside tossico la ranuncolina. Tutte le specie del genere ranuncolacee sono velenose perchè contengono gli stessi principi attivi.

Piante spesso trascurate sono le Euforbie. Non si mettono in mostra con fiori colorati, anzi tendono a confondersi nell'erba essendo quasi totalmente verdi, ma ad un occhio attento in realtà risultano dei piccoli capolavori artistici. Le Euforbie (Euphorbiacee) sono piante perenni molto comuni nei pascoli, nei prati e nei luoghi aridi. Si trovano dal mare alle Alpi in tutta Europa. Contengono un lattice bianco irritante e velenoso.

Il Colchicio o falso zafferano, fiorisce in autunno nei prati umidi e nelle radure. Dallo stesso bulbo in sucessione da 1 a 7 spuntano i fiori rosa-viola. La sua elevata tossicità riguarda tutta la pianta. Il nome Colchicum deriva dalla Colchide, regione del Caucaso, nota in epoca antica perchè ricca di fioriture di piante tossiche.

Asfodelo

Estremamente vistoso grazie ai suoi 1,5 metri di altezza, l'Asfodelo è una pianta che crese nei prati e nei pendii rocciosi. Tra Aprile e Giugno si mette in mostra con i suoi fiori bianchi riuniti in ciuffi a formare un'infiorescenza a forma di pannocchia. In particolare le radici presentano una tossicità rilevante grazie alla colchicina ed un glucoside.

Tra aprile e giugno camminando nei prati vi capiterà di incontrare una pianta dall'aspetto piuttosto vistoso e dall'odore sgradevole di sostanza organica in decomposizione. E' l'Aro (dal greco aron=calore ed in effetti emette calore durante la fioritura) conosciuto anche come cibo delle vipere, cresce nei fossati, a bordo strada, nei boshi dal mare ai monti in tutta Europa. Veniva usato in antichità dalle streghe per le loro mortali pozioni.

Contiene alcaloidi volatili e nel frutto e nel rizoma sono presenti saponine e un glucoside che libera acido cianidrico.

Un aspetto affascinante della nostra ricerca è stata la scoperta e l'osservazione di come alcuni animali invece di evitare la pianta tossica (ad esempio i mammiferi come i greggi o i cinghiali selvatici lasciano intatti piante di elleboro, asfodelo e colchici) se ne nutrono allo scopo di diventare a loro volta potenzialmente tossici e difendersi in questo modo dai predatori.

E' il caso del bruco della Zerynthia polyxena che si nutre di Aristolochia, pianta ad azione cancerogena in virtù del suo contenuto in acido aristolochico.

Zerynthia polyxena e Aristolochia Helleborus foetidus Polypodium cambricum

L'Elleboro cresce spontaneo nei boschi, ma viene talvolta coltivato nei giardini per i suoi bei fiori che fioriscono in inverno (da dicembre a marzo). Per il contenuto in glicosidi cardioattivi (elleborina ed elleborigenina) la cui azione danneggia il muscolo cardiaco, questa pianta è ritenuta molto tossica sia per gli uomini che per gli animali.

Il succo della pianta provoca ulcerazioni alla pelle. Il nome deriva dal greco e significa cibo mortale, in antichità si riteneva utile nella cura della pazzia.

La felce veniva utilizzata per espellere la Tenia, sia per gli esseri umani che per gli animali. E' una pianta tossica ed in particolare il rizoma e la base delle fronde.

Tra le mura domestiche e nei giardini non bisogna dimenticare di prestare attenzione ad alcune piante che risultano molto dannose: la Stella di Natale (contiene un latte urticante), la Dieffenbachia (causa ulcere alla pelle, bruciori alle labbra e lesioni oculari), il Filodendro (azione caustica per contatto, bruciore alle labbra), l'Oleandro (Tutta la pianta risulta tossica, anche il cibo cotto alla griglia con un fuoco di legno di Oleandro può rivelarsi velenoso).

Oleandro bianco

Ai giorni nostri difficilmente si hanno notizie di casi di avvelenamento da cicuta o da aconito. Ciò non è però dovuto alla scomparsa di queste piante, ma piuttosto al fatto che in quest'era moderna si è persa la necessità, di alimentarsi con erbe spontanee.

In altri periodi, più sfortunati degli attuali, la sopravvivenza delle persone più povere è stata assicurata, stentatamente assicurata, da un'alimentazione basata su foglie, frutti e radici di moltissime piante spontanee.

La ricerca accanita, sotto la spinta della fame, aumentava di pari passo la probabilità di errore e quindi la possibilità di raccogliere e mangiare anche specie velenose: più o meno quello che oggi avviene con i funghi, anche se la loro raccolta non è certo dettata dalla necessità.

Allo stesso modo c'è ancora chi raccoglie nei prati il soffione o lungo le siepi i germogli del luppolo, ma le poche specie interessate dalla raccolta e soprattutto lo scarso numero dei raccoglitori rende molto improbabile l'errore con specie velenose.

Ultimo aggiornamento: 12-Giu-2017