"Schegge" del Parco Naturale dell'Aveto

Dopo parecchie escursioni nel Parco Naturale Regionale dell’Aveto, abbiamo valutato molto complesso se non impossibile stabilire i punti di interesse che ci hanno maggiormente colpito.

La varietà di ambienti sorico naturalistici è molto vasta e tentare di riassumerli è praticamente impossibile.

Percorso in una splendida pineta che dal lago delle Lame conduce nel cuore del Parco dell'Aveto Lago delle Lame

Di certo si trovano habitat per tantissimi animali e piante compiendo escursioni per tutti i gusti:  a partire dal cuore del parco, che noi pensiamo possa essere identificato con la parte più a nord ovvero l’Alta Val D’Aveto dove tra l’altro spiccano le zone dell’Appennino con le alte cime rocciose del monte Penna (1735 m) e Monte Maggiorasca  (1800 m) e la splendida zona della Foresta delle Lame, residuo di un piccolo ghiacciaio che esisteva in un epoca compresa tra 10000 e 20000 anni fa, all’interno vi è la Riserva Naturale Orientata delle Agoraie e verso santo Stefano un’interessante zona umida che è il Lago Riane.

Piu a sud, in Valle Sturla ci si imbatte in un tipico ambiente montano con estesi castagneti e gli affioramenti rocciosi del Monte Aiona, nei pressi del quale “Pratomollo” rappresenta una zona semi allagata molto particolare che ospita specie di flora pregiate e il Monte Ramaceto.

Panoramica del monte Ramaceto in val d'aveto

Lungo il tragitto in sterrato che porta verso Pratomollo sulla destra, ad un certo punto si può osservare “La Pietra Borghese”, una grande roccia iherzolitica con proprietà magnetiche che hanno dato luogo a varie storie, in quanto gli aghi delle bussole impazziscono. Noi ci siamo recati muniti di bussola, ma sinceramente non abbiamo notato il fenomeno (forse non funzionava la bussola!!).

Strada sterrata che porta al rifugio di Pratomollo Pietra borghese val d'aveto Numerodi cavalli davanti al rifugio di Pratomollo Puledro che si lascia accarezzare

Molte leggende si accavallano intorno a spiegazioni scientifiche. Si narra che al suo interno viva un gigantesco sepente, oppure che il suo magnetismo sia dovuto a presenze aliene. Insomma la fantasia popolare ha potuto qui dare sfogo alle più svariate interpretazioni.

Queste rocce (peridotiti) hanno circa 2 miliardi di anni e sono tra le più antiche d’Italia.

Panoramica del rifugio di Pratomollo in val d'aveto

Una volta giunti a Pratomollo una enorme distesa pianeggiante ricca di orchidee e particolarità botaniche si apre davanti a noi, numerosi cavalli pascolano liberi nella distesa.

Indicazione dei vari percorsi Abbazia benedettina di Borzone

Qui c’è il rifugio dove si può soggiornare oppure semplicemente rifocillarsi grazie alle gustose pietanze preparate dal ristorante.

Da qui parte il percorso ofiolitico, oppure a breve distanza ci si può raccordare con l’Alta Via Dei Monti Liguri nei pressi del passo della Spingarda.

La parte più meridionale della valle è rappresentata dalla Val Graveglia, che si presenta con le estese faggete del monte Zatta (1406m.) e zone di grande interesse geologico come la Miniera di Gambatesa.

Tutto fa pensare che la valle sia stupefacente in ogni suo aspetto, ricca di Habitat, geologicamente interessante a causa dei grandi movimenti tettonici causati dalle glaciazioni, dal punto di vista botanico, in quanto i diversi microclimi favoriscono i più svariati soggetti, la fauna sia di grandi dimensioni con mammiferi come il lupo insediato in pochi esemplari per arrivare ai rapaci, agli anfibi dei molti laghetti agli insetti e non ultima l’arte e la cultura, in alcune aree del monte Aiona sono stati fatti importanti ritrovamenti preistorici e l’abbazia benedettina di Borzone  (in Val Penna) che risale all’VIII secolo o il castello Malaspina a Santo Stefano d’Aveto di origine Medievale.

Da non sottovalutare in questo contesto è sicuramente l’organizzazione dei vari comuni della valle che organizzano coinvolgenti iniziative per cittadini e turisti di passaggio, l’ospitalità dei vari rifugi e agriturismi presenti in tutta l’area (non ne citiamo per paura di dimenticarne involontariamente alcuni) che danno ottimi cibi (anche di zona) e offrono pernottamenti a prezzi moderati.

In questa breve introduzione non abbiamo citato altro che le principali valli del parco, molte altre sono meno conosciute ma non meno importanti, suggestive e ricche dal punto di vista naturalistico.

Noi prenderemo come punto di partenza per esporre qualche immagine del parco dell’Aveto un’escursione effettuata al rifugio di pratomollo (monte aiona) con visita  obbligata all’abbazia di borzone, un’escursione nella foresta delle lame (ampiamente recensita) e una full immersion di 3 giorni per esplorare il lago delle lame, il groppo rosso, il lago riane e fare una capatina in Alta Val Nure al Lago Nero.

La full immersion di 3 giorni ha avuto come base di partenza il Grand Hotel Siva che si trova a Santo Stefano d’Aveto (attualmente aperto solo nel periodo estivo: giugno-settembre), da qui dopo poche curve ci si trova a Rocca d’Aveto dove si può lasciare l’auto per decidere quale dei tanti percorsi disponibili affrontare.

Tutto intorno il paesaggio offre uno spettacolo molto bello con la presenza incombente delle cime montuose che lo circondano.

Percorso verso il Lago Riane a Santo stefano d'aveto Percorso verso il Lago Riane a santo stefano d'aveto Panoramica Lago Riane a Santo Stefano d'Aveto Sympetrum sanguineum in accoppiamento

Il primo giorno ci siamo dedicati al Lago Riane, una grande conca palustre che si raggiunge in circa mezz’ora di cammino (Segnavia Pallino Giallo), la zona ad agosto era quasi priva d’acqua. Avanzando verso la zona più umida si alzavano in volo centinaia di libellule in accoppiamento per lo più di genere Sympetrum e Lestes.

La vegetazione è quella tipica delle zone palustri, vi si trova la drosera rotundifolia e la viola palustris ma noi in realtà speravamo di trovare la Drepanoclaudus Vernicosus (hypnacea) che è segnalata in pochissime zone in Italia , tra le quali il Lago Riane. A nord della zona palustre svetta il Groppo Rosso (1594 m).

Percorso verso il Groppo Rosso Percorso verso il Groppo Rosso Rifugio Astass presso il Groppo Rosso

Il giorno seguente abbiamo affrontato il percorso che porta al Groppo Rosso. Decisamente differente come tempi e difficoltà. Dopo essere risaliti fino al rifugio Astass si prosegue per ancora 5 minuti e si arriva a godere di uno straordinario panorama.

Veduta panoramica su Santo Stefano d'Aveto dal Groppo Rosso

La vegetazione a quella quota favorisce incontri con piante di sempervivum e interessanti lepidotteri come il Parnassius Apollo. Se non si soffre di vertigini ci si può appostare sulla cima e lasciar spaziare lo sguardo su tutta la valle fino al mare.

Uno sguardo su Santo Stefano d'Aveto dal Groppo Rosso Semprevivo fotografato sul Groppo Rosso Piante grasse sul Groppo Rosso

Un leggero sconfinamento nella provincia di Piacenza che ci siamo concessi è stato quello per arrivare, partendo dall’alta Val Nure (passo dello Zovallo) al Lago Nero che tecnicamente è amministrato dal Comune di Ferriere (PC) ma  si trova sullo spartiacque dell’Appennino ligure – piacentino.

Questo itinerario porta ad attraversare un’area molto particolare e ricca dal punto di vista botanico e si possono incontrare diverse specie tipiche della flora alpina (Soldanella alpina – Primula marginata) e alcune orchidee (epipogium aphillum e dactyloriza incarnata) non osservabili però in estate avanzata (fine agosto) quando noi abbiamo fatto l’escursione.  

Durante la risalita si incontrano, ai margini della faggeta radure con terreno acquitrinoso che ospitano abbondanza di carici, sfagni eriofori ed anche qui è presente la Drosera rotundifolia.

Abbiamo lasciato l’auto sul grande parcheggio al passo dello Zovallo alle 08.50 e da qui, seguendo le indicazioni dei cartelli abbiamo iniziato il percorso. La camminata è in realtà un percorso ad anello che si può intraprendere, partendo da sinistra o da destra.

Il nostro percorso verso il Lago Nero segnato in giallo Parcheggio dove lasciare l'auto per raggiungere il Lago Nero Primo tratto del sentiero che conduce al Lago Nero Ultimo tratto prima di arrivare al Lago Nero Aeshna cyanea Veduta panoramica del Lago Nero

L’intero percorso è piuttosto lungo ed impegnativo se si vogliono fare alcune soste fotografiche. Noi abbiamo preso il sentiero verso destra e una volta giunti al lago siamo tornati indietro per lo stesso.

Il sentiero si snoda in gran parte all’ombra di una favolosa faggeta. Il tragitto nella prima parte non è impegnativo, mentre l’ultimo tratto è leggermente in salita e il suolo è ricoperto da grosse pietre che lo rendono leggermente più pesante.

Dopo alcune soste per fotografare libellule e damigelle nelle due zone umide incontrate abbiamo raggiunto il lago alle 10.00.  Qui il panorama è incantevole, come dice la leggenda il lago deve il nome e la sua esistenza dall’eterna lite tra San Colombano e il Diavolo.”

Quest’ultimo cercò di lapidare il Santo gettandogli sassi dal monte Penice. L’acqua salsoiodica che sgorgava a Salsominore pura e cristallina divenne putrida e salata a causa del passaggio del Diavolo. Al termine della disputa Satana precipitò tra i monti in una buca nera dando origine al lago” (Ferrando laghi di liguria e dintorni).

Lungo le sponde la vegetazione è particolare (raro giunco dei laghetti di quota “juncus filiformis” e il pino mugo). La rosalia alpina è segnalata (di interesse europeo prioritario) in questa zona insieme a parecchi anfibi.

A fine estate abbiamo potuto ammirare diversi girini (probabilmente rana temporaria) che affollavano la riva.

Durante il ritorno abbiamo fatto un’ulteriore tappa ai laghetti della Foresta Demaniale delle Lame che a parte il lago omonimo a fine estate ha diverse pozze a secco (come le Asperelle).

da sinistra davide, rocco, manuel e claudio alessandra, manuel, claudio e davide claudio e manuel Parco dell'Aveto

Il fascino suggestivo del parco si esercita comunque in egual modo nei mesi invernali quando ricoperti di neve e ghiaccio queste valli regalano scenari davvero suggestivi, ancor di più se in compagnia di simpatici amici.

Guidati dall'amico Claudio (esperto conoscitore della valle), abbiamo esplorato alcune zone umide.

©2011 Testo e Foto: Alessandra e Rocco Marciano

Fonti:

Ultimo aggiornamento: 17-07-2012