Passo del Chiodo - Monte Penna - Passo del Chiodo

INFO

Difficoltà: E – EE alcuni tratti con catene

Segnavia: Partendo dal Passo del Chiodo il segnavia è bianco rosso , poi si ricongiunge con triangolo giallo

Altitudine: 1735 mslm

Dislivello: 235 metri

Tempo: 1 ora e 50 min. A-R

Lunghezza: circa 4,6 km

Voto:

Attrezzatura consigliata

Scarpe o scarponcini da trekking

Borraccia d’acqua

Giacca a vento tecnica o anche un semplice K-way

Occhiali da sole (meglio se specifici da trekking con protezione UV 2/3)

Ghette (se pensate di andare con terreno innevato)

Copri zaino antipioggia (in caso di dubbi sulle previsioni)

Binocolo

Come arrivare

Da Genova si prende l’autostrada A12 fino a Lavagna e poi su comoda statale, la S.P. 586 della valle dell’Aveto fino a Rezzoaglio.

Si prosegue SS 654 fino al bivio per Amborzasco, da qui si svolta a destra sulla SP 75 fino ad arrivare alla caserma della Forestale. Si prosegue ancora per circa 1,6 Km fino al Passo del Chiodo.

Qui si parcheggia l'auto e si prosegue a piedi.

I km di statale da percorrere (da Genova) non sono pochi, circa 90 km (180 A/R) che comunque sono ampiamente giustificati per godere della splendida escursione.

Descrizione

Questo percorso ci porta fino alla vetta del monte Penna (Val d'Aveto) da dove si può ammirare un panorama incredibile.

Partendo dal passo del Chiodo, a circa 1500 mslm, il percorso è facilmente individuabile, vicino a una bacheca con la mappa del percorso inizia il sentiero protetto da una sbarra dove ci sono le indicazione per una zona chiamata la nave per via della sua conformazione.

Al termine della salita si arriva alla zona identificata come "la nave". Si prosegue fino a superare questa conca e si arriva ad un bivio (segnalato con cartelli) che indicano di proseguire dritti (segnavia bianco rosso che poi diventa triangolo giallo). Da qui in poi la strada inizia a salire nuovamente.

Dopo circa 1,5 km si arriva a completare la prima salita e ci si ritrova su un sentiero pianeggiante, qui bisogna svoltare a destra (prestate bene attenzione alla segnaletica sugli alberi).

Ancora un breve tratto in piano e poi si ricomincia a salire, con l'aiuto dei cartelli presenti è facile seguire la via. Dopo circa 200 metri si arriva al primo punto panoramico, tra la vetta del Monte Penna e del Pennino. Da qui la vista è splendida (non bisogna soffrire di vertigini), l'occhio può spaziare su tutta la Foresta Demaniale del Monte Penna.

Ora se si vuole proseguire bisogna impegnarsi un po'. La salita diventa più impegnativa, il percorso è attrezzato con catene. Anche qui, pur non essendo particolarmente pericoloso, lo sconsigliamo a chi soffre di vertigini.

L'ultimo tratto è il più ripido e l'ausilio delle catene è indispensabile.

Ed eccoci in vetta dove il panorama ci ricompensa per la fatica. Una cappelletta e la statua della Madonna (portata in vetta nel 1937) sono i guardiani silenziosi di questo paradiso.

Per il ritorno abbiamo percorso il sentiero a ritroso.

In inverno è necessaria un'attrezzatura specifica e una preparazione adeguata per non rischiare incidenti.

Osservazioni del naturalista

Grazie alla grande varietà di terreni, ambienti e microclimi nel parco si è potuta sviluppare una grande ricchezza floristica.

Nei boschi naturali, anch'essi rimaneggiati nel tempo, possiamo trovare faggi, querce, carpini e ornielli; attorno ai fiumi si trovano anche salici e ontani.

Nel parco vi sono 39 entità endemiche o subendemiche tra cui la Primula marginata, l'Aquilegia alpina, il Phyteuma scorzonerifolium, la Robertia taraxacoides, la Viola calcarata subsp. cavillieri, la Pedicularis adscendens e la Genista salzmannii.

Vi sono poi numerosi relitti glaciali (di origine boreale o alpina) insediatisi sull'Appennino Ligure durante le glaciazioni quaternarie e ancora oggi viventi in isolate località, come la Woodsia alpina, l'Sphagnum, la Pulsatilla alpina subsp. Lycopodiella inundata, l'Aster alpinus, il Doronicum austriacum, la Soldanella alpina, la Viola biflora, l'Eriophorum scheuchzeri, il Trichophorum caespitosum e le piante carnivore Drosera rotundifolia e Pinguicula vulgaris; infine devono essere citate alcune specie montane, a diffusione prevalentemente appenninica centro-meridionale che in Liguria risultano rare o rarissime come la Carex ferruginea subsp. macrostachys, ilDoronicum columnae, l'Arenaria bertolonii e la Pedicularis comosa.

Tra gli anfibi, grazie alla presenza di numerose zone umide si classificano la salamandrina dagli occhiali, un curioso endemismo degli Appennini, Geotritonie la Rana temporaria. La buona qualità dell'acqua dei fiumi che ha garantito lo sviluppo degli anfibi è assicurata dalla presenza del gambero di fiume che vive solo nei fiumi dove l'acqua è più limpida e incontaminata.

Fonte wikipedia

Ulteriori Info qui :

Parks.it