La VAL MAIRA e le sue copiose fioriture

INFO

Difficoltà: T/E

Segnavia: riga gialla su pietre

Altitudine: Itinerario 1: 2365 mslm - Itinerario 2: 2277 mslm

Dislivello: Itinerario 1: 400 metri - Itinerario 2: 410 metri

Tempo: Itinerario 1: 5 ore - Itinerario 2: 6 ore (soste comprese)

Lunghezza: Itinerario 1: 9,8 km - Itinerario 2: 12,9 km

Voto:

Attrezzatura consigliata

Zaino da trekking

Scarpe o scarponcini da trekking

Giacca a vento tecnica o anche un semplice K-way

Pile in materiale tecnico con zip completa per comodità (solo nei periodi freddi)

Borraccia d’acqua (almeno 1)

Come arrivare

Per raggiungere la Val Maira bisogna raggiungere Cuneo, seguire le indicazioni per Dronero e infine per Canosio.

Da Canosio la strada risale la valle fino alla borgata Preit, dove nel nostro caso abbiamo anche soggiornato all’ottima Locanda degli Elfi, un albergo diffuso gestito con molta passione dai titolari e dove anche la cucina è ottima.

Descrizione

Itinerario 1

La prima escursione in programma è stata quella al Lago della Meja, situato in un vallone sotto l’imponente Rocca la Meja.

E obbligo fare una precisazione, il traffico al colle del Preit è regolamentato da una sbarra automatica con semaforo, nei giorni lavorativi, del mese di giugno, abbiamo trovato sempre il varco aperto e quindi percorribile in auto.

Per i weekend da luglio ad agosto meglio informarsi telefonando al Comune di Canosio.

Arrivati al parcheggio in prossimità del colle, si lascia l’auto ed in pochi minuti si arriva in prossimità dell’agriturismo La Meja.

Si percepisce subito la particolarità del posto, tutto l’altopiano ha una bassissima antropizzazione, in cima al colle del Preit si vede solo l’agriturismo La Meja circondato da immensi pascoli di mucche.

Intraprendiamo il percorso, lasciandoci l’agriturismo sulla destra, su strada battuta, in direzione della Rocca della Meja.

Il periodo è propizio al fine di ammirare le fioriture primaverili, siamo a giugno ma la neve è stata presente fino a qualche giorno prima.

Procedendo verso il Colle Margherina (2483 mslm), su sentiero che sale dolcemente, veniamo catturati dalle prime, distese dai colori intensi  di fioriture di genziane.

Per circa un’ora di cammino non incontriamo nessuno, compagne di escursione sono le marmotte, in grande quantità si rincorrono in praterie e valloni poco curanti della nostra presenza.

Procediamo comunque a ritmo lento, ad ogni svolta, cambio di versante o avvallamento, ci fermiamo a fotografare le fioriture.

In prossimità della Grange Margherina, struttura adibita al mantenimento di animali, che bisogna aggirare passando dai pascoli circostanti, si prosegue in leggera salita, su un sentiero che sulla sinistra presenta fioriture imponenti.

La prateria sulla quale svetta il massiccio di Rocca La Meja, è un tappeto bianco di ranuncolo, a tratti interrotto da strisce blu di genziana, in questo contesto inebriante, a tratti, su alcune rocce, si ha lo stacco di colore rosso di “cuscini” di rododendro.

Il pianoro sul quale svetta Rocca la Meja è veramente immenso.

Riusciamo, nonostante le distrazioni floreali e paesaggistiche ad arrivare al Colle della Margherina, ci sembra di aver accumulato un ritardo, rispetto ai tempi segnalati sulla cartellonistica, piuttosto consistente, abbiamo scattato un centinaio di foto solo in questo tratto.

Tenendo conto delle fermate per scattare foto ci sembra che i tempi indicati sulla cartellonistica siano molto ottimistici, quindi se in montagna non andate di corsa tenetelo presente.

Da qui in poi, si può notare oltre allo scenario panoramico sulle Alpi Cozie che si affacciano sul versante francese, anche resti di costruzioni militari e più avanti alcuni bunker, risalenti alla seconda guerra mondiale.

Eccoci finalmente alla nostra meta, a 2477 mslm si arriva allo splendido laghetto alpino della Meja.

Lo troviamo con una veste molto affascinante, è ancora in parte circondato dalla neve e ghiacciato.

La visione della maestosa Rocca la Meja, con il laghetto sottostante, lascia senza parole, ci prendiamo il tempo per fare una sosta prima del ritorno e ci sbizzarriamo a scattare un sacco di foto, incontriamo anche i primi escursionisti della giornata che scendono dal Colle D’Ancoccia.

Per effettuare qualche foto, con una visuale più ampia, risaliamo a stento, nella neve, un tratto del monte Becco Nero, alla base del quale è situato il laghetto.

Perdiamo ancora molto tempo ad esplorare le fioriture delle rocce e dei ghiaioni, infine ci rimettiamo in cammino per il ritorno.

La sera ci ristoriamo con l’ottima cena che ci ha preparato alla Locanda egli Elfi la proprietaria, appassionata chef che trasmette passione per il cibo.


Itinerario 2

Il mattino seguente, dopo un abbondante colazione risaliamo in auto al colle del Preit, assistiamo al trasferimento di centinaia di capi di bestiame agli alpeggi in quota e al posteggio lasciamo l’auto.

Dal Colle del Preit (2.076 mslm) ci recheremo quindi al Passo della Gardetta (2.440 mslm) e all’omonimo rifugio situato al centro dell’immenso e caratteristico pianoro.

Il sentiero, che in realtà è una carrabile sterrata, si segue facilmente in leggera salita.

L’escursione si svolge sul versante opposto a quella del giorno prima.

Appena percorsi i primi tornanti siamo distratti, in prossimità di alcune conche erbose, da tappeti di genziana che ricoprono i prati circostanti.

La sensazione, proseguendo, è quella che la natura, ad ogni passo abbia preparato uno spazio fiorito differente da mostrare.

In particolare si possono osservare fioriture di viola calcarata, Ranuncolo di Kuepfer, trifolium montano, genziana lutea, esemplari di  pulsatilla, Genziana di Koch, botton d’oro.

Siamo sempre più estasiati da quello che offre l’altopiano a livello botanico, gli unici esseri viventi che condividono con noi tale meraviglia sono le innumerevoli marmotte della zona.

Dopo circa due ore, siamo andati molto lenti, incontriamo il bivio per arrivare al Rifugio Gardetta, passaggio obbligato per arrivare poi al passo.

In quest’area iniziamo ad intravedere importanti fioriture di tulipa australis, hanno colori stupendi, sono in parte sbocciati e alcuni lo faranno a breve.

Proseguiamo, la strada da seguire è inconfondibile, sempre una larga sterrata (fattibile anche in auto con gli opportuni permessi o per i residenti) ci accompagna fino al rifugio.

Ci sono ancora pochi escursionisti presenti, ci fermiamo qualche minuto a bere qualcosa e riempire le borracce, il gestore e i ragazzi che gestiscono il rifugio sono cordiali e disponibili a dispensare consigli sulle escursioni in zona.

Proseguiamo ancora per una mezzora e arriviamo a quota 2.440, al Passo della Gardetta.

Questo punto si presenta abbastanza affollato, è un importante crocevia, sia per escursionisti che proseguono in direzione del Monte Oserot, del Bric Cassin e di Punta Eco per citarne alcuni.

I percorsi occitani si prestano anche a percorsi effettuati in MTB, incontriamo un folto gruppo che scende da qui in direzione del rifugio.

Cercando di concentrarci sul percorso scendiamo per il ritorno leggermente fuori sentiero, avevamo notato dei laghetti sulla nostra destra, forse temporanei, che meritavano qualche foto.

Il fuori pista ci induce ad incontrare, a più riprese, splendide fioriture di Soldanella alpina che ben si adatta alle zone umide.

Durante il ritorno rimaniamo anche impressionati da tutte le fioriture che non siamo riusciti ad identificare, saranno però di stimolo per escursioni future.

Torniamo all’auto percorrendo la stessa strada dell’andata.


Itinerario 3

In teoria, l’ultimo giorno, avremmo potuto effettuare una terza escursione al Lago Nero, posto nel versante sud di Rocca La Meja.

Il nostro itinerario prevedeva la partenza poco dopo la borgata del Preit, era abbastanza lungo ma non impegnativo ed eravamo indecisi se percorrerlo o rinviarlo ad altra volta.

Il giorno prima però, ne parliamo casualmente al gestore del Rifugio Gardetta, il quale ci mostra un sentiero che non è segnato sulla cartellonistica, partenza dal Preit (come le altre escursioni) e ce lo descrive come fattibile, “……. è un sentiero di pietre” dice, e in un’ora circa potevamo arrivare al Lago Nero.

Con queste rassicurazioni partiamo per l’escursione, la mattina del giorno dopo.

Qui sotto una grafica del percorso che avremmo dovuto affrontare, e che, con un po' di buon senso abbiamo abbandonato.

Usciti da un colle erboso, il sentiero impegna una lunga parte del ghiaione che si può vedere.

Si deve essere sicuramente esperti, non avere bambini a seguito, la parete si presenta a strapiombo e, soprattutto, non ci sono pietre ferme, la ghiaia tende a farti scivolare anche procedendo con estrema attenzione.

Osservazioni del naturalista

La flora offre un tripudio di colori, viola calcarata, ranuncolo di Kuepfer, trifolium montano, genziana lutea, genziana di Koch, rododendri, tulipa sylvestris, pulsatilla, mirtilli, botton d'oro, scutellaria alpina, nigritella nigra, orchis mascula, soldanella alpina sono solo alcune delle specie che si possono osservare. Le rocce sono affollate di sempervivum.

La fauna si presenta anch'essa piuttosto varia: un gran numero di marmotte popola l'altopiano, poiane, corvi,cervi ...

il Patrimonio Geologico Italiano della Gardetta coi suoi rettili triassici, le strutture geologiche della zona dovute all’accavallamento tettonico che ha piegato e appilato fra di loro tre diverse unità durante il sollevamento delle Alpi. Il rari ripple marks delle particolari strutture sedimentarie di origine trattiva. Per saperne di più